Marco Menegardi, Mondiali 100km 2022: Stressare il mio corpo senza fargli superare il limite Era il posto in cui volevo essere e non potevo che essere felice- di Matteo Simone

marco menegardi

 

Il 27 agosto 2022, hanno avuto luogo i Campionati Mondiali 100 km di corsa su strada e il vincitore è stato il giapponese Haruki Okayama (1994) in 6h12’10” a 3’44” al km, precedendo il connazionale Jumpei Yamaguchi (1997) 6h17’19” a 3’47” e l’olandese Piet Wiersma (1997) 6h18’47” a 3’48”, a seguire il norvegese Sebastian Conrad Hakannson 6h19’01” e il francese Guillaume Ruel 6h19’51”.

Tra le donne, la vincitrice è stata la francese Floriane Hot in 7h04’03”, precedendo la connazionale Camille Chaigneau 7h06’32” e l’irlandese Caitrona Jennins 7h07’16”.

Gli atleti italiani convocati hanno avuto le seguenti prestazioni: 

Marco Menegardi 6h58’43”, Gabriele Turroni 7h04’36”, Silvano Beatrici 7h14’25”, Silvia Luna 7h29’01”, Federica Moroni 7h31’45”, Ilaria Bergaglio 8h02’51”, Lorena Brusamento 8h04’42”, Denise Tappatà 8h27’16”.

Di seguito, approfondiamo l’esperienza di Marco Menegardi (G.S. Orobie) attraverso risposte ad alcune mie domande.

Come hai valutato di poter comunque gareggiare nonostante la recente malattia? Non sapevo sinceramente se sarei riuscito a gareggiare dopo l’intervento. Non avevo conoscenza diretta del tipo di intervento e ovviamente non ho trovato feedback possibili di come il corpo umano potesse reagire a un trauma del genere. Le realtà, al netto di tutto quello che si può dire, sono state due: il corpo è uscito veramente provato dall’ operazione e, ancora oggi, a distanza di oltre due mesi dall’intervento, il dolore si fa ancora sentire. L’altro punto è che purtroppo nella mia vita sono sempre stato abituato a partire ad handicap e questa cosa non mi spaventa più ma, anzi, per certi versi in alcuni frangenti riesco anche a caricarmi. Ci terrei a ricordare, soprattutto da professionista Medico, che non sono nelle condizioni di consigliare a nessuno le scelte fatte ma sono abituato nella vita lavorativa di tutti i giorni a fare scelte e prendere decisioni difficili sulle base di tanti e i diversi dati a disposizione. Ho ritenuto di avere l’esperienza e la conoscenza per poterlo fare, sembra presuntuoso detto così ma avevo bisogno di fatti non di giustificazioni. Alla fine sono riuscito lo stesso ad andare a correre il Mondiale anche se con prospettive diverse dall’inizio.

Erano più di due anni che Marco aspettava questo momento preparandosi scrupolosamente e ottenendo risultati prestigiosi gara dopo gara, soprattutto nelle competizioni di 100km primeggiando e ottenendo personal best fino ad a un personale di 6h37’09”. Ma quando si avvicina l’evento atteso può succedere l’imprevisto che mette a rischio la sua partecipazione e bisogna decidere il da farsi, valutando il proprio stato di salute, le proprie condizioni, quello che si può fare e solo lui che si conosce bene, che è esperto ultramaratoneta, esperto medico, può decidere cosa si può fare o non fare e alla fine la scelta coraggiosa di partecipare facendo una grande esperienza nonostante si accontentasse di un tempo non sodisfacente a causa dei recenti problemi di salute. Complimenti per il suo coraggio e la prestazione nonostante la recente malattia.

Ti sei consigliato con qualcuno? Ho solo sentito qualche amico e senza entrare nello specifico. Ti faccio un esempio: ogni tanto mi sento con il mio compagno di squadra (GS Orobie) Alex Baldacchini, una persona e un grande runner da cui nel mio piccolo provo sempre a imparare qualcosa. Dopo avergli diagnosticato una condropatia femoro-rotulea sapevamo entrambi benissimo che era lui che doveva trovare la quadratura giusta del cerchio bilanciando carichi, fisioterapia, potenziamento mirato e cross training. Infatti con la sua esperienza e intelligenza non ha mancato l’obiettivo Europei di corsa in montagna. Il mio problema era diverso ma il principio era lo stesso gestendo giorno per giorno le situazioni in base a come reagiva corpo e mente.

Partecipazioni a competizioni internazionali in maglia azzurra sono treni che passano ed è difficile fare la scelta migliore se partecipare o men in caso di infortuni o malattie recenti, consigliarsi è un modo per attenuare ansie e preoccupazioni ma anche capire come arrivare alla partenza nel miglior modo possibile cercando di attenuare fastidi o dolori e come compensare la mancata preparazione ottimale a causa dell’infortunio o malattia. In effetti campioni non si è solo nel fisico ma anche nelle scelte da fare, nell’organizzazione di allenamenti e/o terapie occorrenti, e lo ha dimostrato Alex Baldaccini ottenendo una Medaglia d’oro a squadre nella gara Only Up ai recenti Campionati Europei di corsa in montagna sull’isola di La Palma a El Paso, in Spagna, lo scorso 1° luglio arrivando 10° e grazie soprattutto ai compagni connazionali Cesare Maestri che ha vinto la gara, Hannes Perkmann 6° e Andrea Rostan 12°.

A casa c’era un po’ di apprensione? A casa la compartecipazione per i problemi di salute e tutto il resto, per una serie di motivi, è sempre stata il minimo sindacale. Non lo dico per fare la vittima. È un dato di fatto. Ho dovuto imparare da solo a gestire le cose da quando ero un ragazzo e avevo già dovuto affrontare una grave malattia sostanzialmente da solo. Al tempo non avevo gli anticorpi e le sofferenze furono tante e durature, col tempo ho imparato a costruirmi qualche anticorpo. 

La passione dell’ultramaratona deriva proprio dalla gestione della sofferenza, della fatica fisica e mentale, dal superare avversità continuando a cercare di trasformare obiettivi sfidanti in realtà.

Le foto mostrano serenità in corsa, ci sono stati momenti difficili? Le foto mostrano serenità perché effettivamente in quel momento c’era proprio, perché era il posto in cui volevo essere e non potevo che essere felice. Difficoltà ce ne sono state dall’ inizio, a causa dell’infezione virale degli ultimi 10gg ho dovuto correre tutto in difesa facendo molto più fatica e utilizzando ritmi più blandi di quelli che avrei fatto in condizioni normali. Dovevo gestire la fatica in modo da stressare il mio corpo senza fargli superare il limite, che deve essere il mantra per chi corre una gara del genere. Certo che se mi avessero fatto una foto negli ultimi 10 km posso assicurarti che avevo la faccia molto più cattiva.

Ringrazio Marco per queste testimonianze che sono pillole di saggezza e di insegnamento. In realtà il trucco nell’eccellere nelle gare di endurance è proprio cercare di conoscersi nel miglior modo possibile attraverso esperienza diretta o confronto con amici e professionisti e cercare di osare senza strafare, cercare l’equilibrio, il limite funzionale alla peak performance, sperimentando una sorta di flow e ciò si può intravedere proprio nell’espressione dell’atleta quando appare sereno e quasi rilassato nonostante lo sforzo estremo, si tratta di una sfida con se stessi, quasi un gioco con se stessi per cercare di tirare il meglio di sé, le risorse più nascoste.

Come è stato il clima di squadra e del mondiale in generale? Il clima in Nazionale creato è stato molto amichevole, in particolare durante il ritiro che avevamo fatto. Purtroppo durante la trasferta ho dovuto fare tutto molto velocemente per impegni di lavoro ed ero concentrato molto sulla mia gara.

È importantissimo il clima di squadra per se stessi e per gli altri colleghi per non consumare troppo energie utili, per concentrarsi e focalizzarsi per l’evento atteso e ritenuto molto importante per la propria vita, la propria carriera ma anche per l’intera nazionale e ciò è merito anche di Paolo Bravi e Monica Casiraghi che con la loro passione e il loro impegno costante riescono a far gruppo con gli atleti giovani e meno giovani mettendoli in condizione di crederci fino in fondo. 

A chi consiglieresti le ultra per provare queste esperienze? Consiglio le Ultra a chi ama il concetto di Endurance nello Sport inteso come capacità di tenere uno sforzo a media intensità per il tempo maggiore possibile. È un’esperienza tecnica ed emotiva diversa dalle gare più corte.

Davvero esperienze intense ma che trasformano le persone mettendole davanti a se stessi capacità e limiti da gestire e cercare di superare senza strafare.

Il livello si sta alzando come avvicinarti alle 6.30? Quest’anno il livello ai Mondiali non era mai stato così alto. 5 uomini sotto le 6h20. Fino a quel momento nella Storia della 100km solo 13 uomini avevano corso sotto quella barriera. È un segnale di come anche atleti professionisti comincino a interessarsi a questa disciplina. Per correre sotto le 6h30 devo trovare il giusto bilanciamento con impegni lavorativi che attualmente mi impegnano ancora un numero eccessivo di ore a settimana e dedicarmi anche da semplice amatore alla corsa è molto complicato. Nei periodi di lavoro “normale” mi accorgevo come salivo velocemente di livello tecnico. L’altra cosa è raggiungere e mantenere un peso forma adeguato. Dal punto di vista tecnico svolgere più lavori al ritmo medio.

Più si conosce questo mondo di ultramaratone e più persone sono tentate a provare, soprattutto coloro che ambiscono a una maglia della nazionale come molti maratoneti che la rincorrono da anni e forse se hanno tempo, fisico e testa per impegnarsi un po’ di più si possono ottenere grandissimi risultati come il vincitore che con un personal in maratona di 2h14’ potrebbe essere considerato l’ultimo dei professionisti, il passaggio alle ultra potrebbe dargli soddisfazioni immense, ma è vero anche che potrebbe crederci di più nel poter fare un progresso in maratona avvicinandosi alle 2h10’, la vita è una scelta, è coraggio, e confrontarsi con amici e professionisti per avere gli elementi per fare scelte più appropriate possibili.

Prossimi test e/o eventi importanti? Credo che i prossimi mesi farò qualche maratona (Venezia, Verona, Reggio Emilia). L’anno prossimo vorrei fare qualche trail (obiettivo ovviamente un giorno UTMB) ma vivendo in pianura richiede troppo tempo ed energie per gli spostamenti per essere competitivo.

È importante diversificare e periodizzare, non si possono correre sempre e solo 100km su strada ma spostarsi su maratone cercando di progredire nel risultato è piacevole e stimolante così come scorrazzare su sentieri di montagna cercando di rincorrere anche lì risultati prestigiosi.

Come reclutare nuovi maratoneti che provino le ultra? I maratoneti non dovrebbero essere reclutati ma le Ultra dovrebbero essere più appetibili con un modello di Business che permette anche ad atleti professionisti e di alto livello di potersi dedicare a tali competizioni con gare preparate da professionisti. Sarebbe un circolo virtuoso che si autoalimenterebbe. Attualmente le Ultra appetibili sono quelle nel trail, non so se avete avuto il piacere di vedere UTMB (secondo te cosa guardavo alle 4.40 del mattino mentre andavo alla partenza della 100Km…).

Gli ultratrail hanno il loro fascino per essere a contatto con la natura, apprezzandola nei vari momenti.

Un’intervista a Marco è riportata nel mio libro “La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza”, Edizione Psiconline.

https://www.unilibro.it/libro/simone-matteo/100km-passatore-gara-coraggio-resilienza/9788899566258

La 100km del Passatore. Una gara fra coraggio e resilienza: Cosa significa correre una gara di 100km? Quali meccanismi psicologici aiutano ad allenarsi e gareggiare con coraggio e resilienza? La 100km del Passatore è una classica e famosa gara di corsa a piedi da Firenze a Faenza. 

È un libro che racconta di atleti di livello nazionale e internazionale ma anche di atleti che hanno la passione della corsa di lunga distanza e la lettura delle interviste aiuta a vedere con occhi diversi questa pratica sportiva, una pratica da avvicinarsi con cautela, attenzione, preparazione. Sono trattati aspetti della psicologia dello sport quali lo sviluppo della consapevolezza delle proprie capacità e limiti; il grande e importante lavoro della definizione oculata degli obiettivi chiari, difficili, sfidanti ma raggiungibili; il lavoro dell’autoefficacia, il graduale fare affidamento su se stesso.

Matteo SIMONE 

Psicologo, Psicoterapeuta

21163@tiscali.it

http://www.unilibro.it/libri/f/autore/simone_matteo

http://www.ibs.it/libri/simone+matteo/libri+di+matteo+simone.html

 

 

Marco Menegardi, Mondiali 100km 2022: Stressare il mio corpo senza fargli superare il limite Era il posto in cui volevo essere e non potevo che essere felice- di Matteo Simoneultima modifica: 2022-11-01T07:00:05+01:00da atleticanotizie
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